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Insegnanti Arrabbiati«Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano. o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l'istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere».

A partire da queste parole di Italo Calvino, l'assemblea degli Insegnanti Arrabbiati di Torino ha elaborato un manifesto per la difesa della Scuola pubblica.

Manifesto della Scuola Pubblica come Bene Comune

Siamo insegnanti della Scuola Pubblica Italiana. Da anni assistiamo al progressivo impoverimento e smantellamento dell'istituzione scolastica del nostro paese. Ciò avviene in aperto contrasto con quanto sancito dalla Costituzione repubblicana.

Nelle intenzioni dei Costituenti, infatti, la scuola doveva essere aperta a tutti, anche nei gradi più elevati di studio, e la Repubblica avrebbe dovuto rendere effettivo questo diritto per «i capaci e meritevoli anche se privi di mezzi» (Costituzione, art. 34): dunque una scuola aperta e inclusiva. Ciò perché compito della Repubblica è «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che [...] impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del paese» (Costituzione, art. 3).

Invece governo e parlamento sembrano essersi trasformati in istituzioni al servizio di soggetti economici, nazionali e internazionali (imprese, banche, Fondo Monetario Internazionale, BCE), che agiscono al di fuori di ogni obbligo e responsabilità sociale e morale. In questo modo, le istituzioni che dovrebbero operare per il bene dei cittadini li stanno invece espropriando di diritti basilari, in particolare quelli alla salute, al lavoro e all’istruzione, in nome di una logica di puro profitto.

Tale logica, mentre da un lato impone tagli al welfare che colpiscono le fasce più deboli della popolazione, dall'altro attribuisce alla scuola un ruolo puramente strumentale e addestrativo, costringendola a rinunciare al proprio compito, che è quello di formare donne e uomini dotati di pensiero critico e autonomia di azione. In questo modo il sapere non è più concepito come patrimonio umanizzante, ma come consumistica "merce di scambio", spendibile solo su un piano economico e non su quello ben più importante della partecipazione di tutti alla vita associata delle donne e degli uomini.

Noi vogliamo invece una scuola pubblica che abbia come obiettivo l'emancipazione umana e che favorisca la mobilità sociale; che sappia essere autenticamente democratica, perché laica, libera e inclusiva, una scuola formatrice di cittadine e cittadini colti, critici e attivi.

Questa è la scuola che la Costituzione auspica. Questa è la scuola per la quale noi insegnanti della scuola pubblica italiana vogliamo lavorare.

Esigiamo che il ceto dirigente di questo paese smetta di considerare la scuola pubblica come un semplice strumento del mercato o, peggio ancora, come una spesa o un costo dello Stato, su cui praticare tagli selvaggi e indiscriminati. La scuola pubblica deve invece essere pensata come una dimensione educativa fondamentale su cui investire, perché è in essa che gli individui possono crescere e farsi portatori di un pensiero libero e creativo: l'unico capace di trovare vie nuove e alternative proprio nei momenti di crisi, quando cioè le soluzioni scontate o tradizionali non sono più efficaci.

Noi riteniamo che la scuola pubblica sia un BENE COMUNE, un bene inalienabile e irrinunciabile, come l'acqua, l'ambiente, la salute e il diritto al lavoro (Costituzione, art.1).

Per leggere la versione integrale del manifesto e aderire all'iniziativa vai al sito degli Insegnanti Arrabbiati

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